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Trapianto del rene. È italiana la prima catena cross-over da donatore cadavere


È un successo tutto italiano: ieri, per la prima volta nella storia della medicina mondiale, è stata avviata, con esito positivo, la prima catena di trapianto di rene da vivente tra coppie donatore-ricevente incompatibili, il programma cosiddetto “cross over”, innescata da un donatore deceduto. Il direttore del Centro Nazionale Trapianti: “Un risultato straordinario che, per alcuni particolari pazienti, aumenterà di almeno 50 volte la possibilità di poter trovare un donatore compatibile”.

“Per la prima volta al mondo, è stata avviata con esito positivo, la prima catena di trapianto di rene da vivente tra coppie donatore-ricevente incompatibili, il programma cosiddetto cross over, innescata da un donatore deceduto”. A dare la notizia di questo straordinario successo, tutto italiano, è Alessandro Nanni Costa, il direttore del Centro Nazionale Trapianti. Ieri, un paziente iperimmunizzato in lista d’attesa ha ricevuto un organo da donatore deceduto e la donatrice vivente per lui incompatibile sarà sottoposta nella giornata di domani al prelievo del rene. “Il programma - ha detto Nanni Costa - allargherà il numero di potenziali donatori per quei pazienti che sono di difficile trapiantabilità, come ad esempio i pazienti immunizzati. Questi particolari soggetti possono ricevere l’organo dal donatore vivente, per loro disponibile, a causa della presenza di anticorpi specifici nei confronti dello stesso donatore (incompatibilità)”. “La donazione da cadavere – ha sottolineato ancora Nanni Costa - aumenta di almeno 50 volte la possibilità di poter trovare un donatore compatibile. Un’evoluzione che non solo fa salire le probabilità di successo del trapianto in termini di compatibilità tra donatore e trapiantato, ma aumenta anche il numero degli organi a disposizione, diminuendo la compravendita di organi”.

“Considerando che il numero dei donatori deceduti allocati presso un centro trapianti - ha sottolinea Paolo Rigotti, direttore dell'equipe del centro trapianti di rene dell’A.O. Universitaria di Padova, che ha realizzato il trapianto - è nettamente superiore alla disponibilità dei donatori da vivente, questo consentirà di aumentare il pool di potenziali donatori compatibili da utilizzare per l’avvio di un numero maggiore di catene che coinvolgano coppie incompatibili e pazienti difficilmente trapiantabili”. Il progetto, presentato la scorsa settimana durante gli Stati generali della Rete Trapiantologica italiana, è stato realizzato nella giornata di ieri, in collaborazione con il laboratorio del centro interregionale di immunogenetica NIT di Milano e il laboratorio regionale di immunogenetica dell’Ospedale di Camposampiero. Il Centro Nazionale Trapianti, responsabile del programma nazionale di trapianto di rene da vivente in modalità incrociata tra coppie incompatibili, ed il Coordinamento Regionale Trapianti del Veneto hanno seguito e supportato tutte le fasi di progettazione e realizzazione. Il programma di trapianto di rene da vivente in modalità “cross over” è da sempre utilizzato per consentire la trapiantabilità di pazienti che hanno un donatore vivente per loro incompatibile. In concreto viene data la possibilità ad una coppia donatore-ricevente, tra loro incompatibili, di ricevere e donare un rene incrociando le loro compatibilità immunologiche con quelle di altre coppie donatori-riceventi nella stessa condizione. La sequenza degli incroci viene detta “catena di trapianto cross over” ed è un programma di donazione e trapianto di rene da donatore vivente. La complessa fase di studio per realizzazione del programma, presentata da Lucrezia Furian, dell’equipe del centro trapianti di rene dell’A.O. Universitaria di Padova, durante gli Stati generali della Rete trapianti, ha richiesto una attenta valutazione retrospettiva dei dati relativi a donatori-riceventi incompatibili, una scrupolosa analisi degli aspetti legatiall’efficacia, alle problematiche etiche e a quelle logistiche e lo sviluppo di algoritmi per l'ottimizzazione delle catene di cross over. “Per arrivare a questo straordinario risultato – ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Trapianti - ci sono voluti 18 mesi preparatori: innanzitutto un matematico dell'università di Padova ha studiato e messo a punto un algoritmo ad hoc. Poi, abbiamo atteso i pareri favorevoli dell'associazione pazienti, del Comittao di Bioetica e del Comitato Etico della regione Veneto”. Lo studio è stato condotto nell'ambito di un progetto di ricerca interdisciplinare finanziato dall'Università degli Studi di Padova che ha coinvolto, oltre all’equipe delcentro trapianti, ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali e del Dipartimento di Matematica dell'Università patavina,sotto la direzione del Prof. Antonio Nicolò, responsabile scientifico del progetto di ricerca. “Attualmente in Italia ci sono circa 50 persone idonee ad un trapianto da cadavere. È difficile stimare in quanto tempo riusciranno tutte ad ottenere un trapianto. Questo primo rene è stato reperito in soli 4 giorni, ma il tempo necessario per trovare tutti gli altri compatibili non è preventivabile. Da questo momento in poi – ha concluso Nanni Costa – è ipotizzabile che, ogni anno, saranno effettuati dai 5 ai 10 trapianti da cadavere”.

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