Reti oncologiche. Gli oncologi e l’Agenas spingono per attivazione in tutte le Regioni. Oggi esiston
- quotidianosanita
- 21 ott 2016
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Gli oncologi chiedono l’istituzione un’autorità centrale di coordinamento e punti di accesso distribuiti sul territorio. Stilato da Aiom, Cipomo e Agenas un documento che sarà presentato in tutte le Regioni per definire le caratteristiche fondamentali delle Reti “perché le singole realtà locali siano stimolate ad attivare un percorso virtuoso”
Più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, ‘decongestionamento’ degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo (follow up). Sono questi i vantaggi che arrivano dall’attivazione delle Reti oncologiche regionali e che si traducono nella possibilità per tutti di accesso alle cure migliori in modo uniforme sul territorio e conseguentemente in risparmi per il Ssn. Eppure in Italia sono attive solo in sei Regioni, in altre sei si sta lavorando e nelle restanti mancano totalmente. Di fronte a questo scenario l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), il Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) e l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) hanno stilato un documento - presentato oggi nel corso di un convegno al ministero della Salute - che definisce i criteri minimi e indispensabili a cui le Reti dovrebbero attenersi. Ma quali sono le regioni virtuose e quelle che invece segnano il passo? Le Reti oncologiche sono state attivate in Piemonte, Lombardia, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. E ognuna funziona con caratteristiche differenti. Mente ci sono “lavori in corso” in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Sicilia e Alto Adige”. Non c’è invece traccia di questi network in Abruzzo, Campania, Calabria, Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna.